Dall'8 al 10 luglio prossimi si svolgerà, sull'isola della Maddalena, il G8, il vertice dei "grandi" della terra. Come al solito ci si avvicina all'appuntamento con grandi preparativi e speranze sperando che non si facciano come al solito i conti, alla sua conclusione, con decisioni non prese e rinviate.Sarà il primo G8 di Barack Obama e il terzo, a presidenza italiana, del nostro premier Berlusconi, dopo quelli di Napoli del 1994 ( quello del famoso avviso di garanzia) e di Genova del 2001 (quello della morte di Carlo Giuliani).
La crisi economica sarà sicuramente al centro dei lavori. Oltre a segnare l'inizio di un processo di lavoro collettivo finalizzato al rafforzamento della ripresa economica e alla stabilizzazione dei mercati, per evitare il ripetersi, in futuro, di crisi come quella attuale, penso che temi riguardanti la difesa dell'ambiente, le fonti energetiche e la garanzia di accesso all'acqua per tutti rappresentino le vere sfide del futuro.
Innanzitutto i paesi UE dovrebbero chiedere con forza un'estensione dell'applicazione dell'accordo cosidetto 20 20 20 ( ovvero il raggiungimento del 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20% dell'efficienza energetica e un taglio del 20% nelle emissioni di anidride carbonica entro il 2020), riguardante l'ambiente, al di fuori dei confini europei. Su tutti Cina ed India, presenti al vertice di luglio a partire dal secondo giorno.
L'altra questione da riprendere è sicuramente quella di considerare come diritto l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, al contrario di quanto stabilito nella dichiarazione di chiusura del V Forum mondiale sull'acqua che ha riunito piu' di 25.000 persone la scorsa settimana a Istanbul. La nozione di diritto di accesso all'acqua, reclamata con forza da numerose Ong e parecchi Paesi, non figura nel testo partorito ad Istanbul.
C'è bisogno di un impegno serio su questi temi alla luce dei 2,5 miliardi di persone che sono ancora del tutto prive di acqua, o debbono lottare contro l'inquinamento della stessa e delle falde del sottosuolo, e delle emergenze climatiche e ambientali che ormai tutti (o quasi) conosciamo.
La crisi economica sarà sicuramente al centro dei lavori. Oltre a segnare l'inizio di un processo di lavoro collettivo finalizzato al rafforzamento della ripresa economica e alla stabilizzazione dei mercati, per evitare il ripetersi, in futuro, di crisi come quella attuale, penso che temi riguardanti la difesa dell'ambiente, le fonti energetiche e la garanzia di accesso all'acqua per tutti rappresentino le vere sfide del futuro.
Innanzitutto i paesi UE dovrebbero chiedere con forza un'estensione dell'applicazione dell'accordo cosidetto 20 20 20 ( ovvero il raggiungimento del 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20% dell'efficienza energetica e un taglio del 20% nelle emissioni di anidride carbonica entro il 2020), riguardante l'ambiente, al di fuori dei confini europei. Su tutti Cina ed India, presenti al vertice di luglio a partire dal secondo giorno.
L'altra questione da riprendere è sicuramente quella di considerare come diritto l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, al contrario di quanto stabilito nella dichiarazione di chiusura del V Forum mondiale sull'acqua che ha riunito piu' di 25.000 persone la scorsa settimana a Istanbul. La nozione di diritto di accesso all'acqua, reclamata con forza da numerose Ong e parecchi Paesi, non figura nel testo partorito ad Istanbul.
C'è bisogno di un impegno serio su questi temi alla luce dei 2,5 miliardi di persone che sono ancora del tutto prive di acqua, o debbono lottare contro l'inquinamento della stessa e delle falde del sottosuolo, e delle emergenze climatiche e ambientali che ormai tutti (o quasi) conosciamo.
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