
289 morti, 28000 senzatetto, più di 1000 feriti.
Purtroppo, non è ancora finita.
E’ il giorno del dolore. L’Abruzzo piange la sua gente. L’Italia piange la sua gente.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita ieri alle zone terremotate, ha parlato di “responsabilità diffuse”. In un paese civile dovrebbero essere accertate in tempi brevi.
Quattrocento scosse dal mese di gennaio a domenica scorsa. Un numero che avrebbe dovuto suggerire l'opportunità di controlli da parte delle autorità competenti. Le responsabilità probabilmente vengono da molto lontano. Speriamo non si disgreghino, come accaduto agli edifici quella maledetta notte tra il 5 e il 6 aprile.
Sono venute giù scuole, edifici pubblici, case dello studente. Questo deve farci maggiormente riflettere. Utilizzo di materiali scadenti? Lavori compiuti nel non rispetto delle regole? Mancanza di controlli? Tutte domande alle quali bisognerebbe dare una risposta. E’ insito nella cultura italiana il non rispetto delle leggi. Ed è altrettanto insito che, dopo un tragico evento, si inneschi automaticamente la pratica dello scarica-barile. Nello specifico è interessante far notare, l’articolo pubblicato ieri su “Repubblica” nel quale il presidente dell’azienda per il diritto allo studio universitario (Asdu), oltre a lamentare, nei tre mesi precedenti, “l’assenza anche di minimi controlli" da parte di regione, vigili del fuoco, protezione civile, ha affermato che “l’edificio che ospitava lo studentato era di proprietà della regione”. A questa dichiarazione ha fatto riscontro la presa di posizione della Regione Abruzzo, e nello specifico dell’assessore regionale ai lavori pubblici Angelo Di Paolo, secondo il quale “la casa dello studente sarebbe stata di proprietà dell’Asdu”. Di fronte a tale tragedia l’obiettivo rimane sempre lo stesso: sottrarsi alle responsabilità. Anche se a dirimere la “controversia” ci pensa l’articolo 16 della legge n. 91 del 6 dicembre 1994 secondo il quale “ alle aziende che gestiscono le case dello studente in Abruzzo è concesso l’uso gratuito dei beni immobili di proprietà della Regione”. A tal proposito quindi possiamo farci un’opinione molto precisa. Sicuramente questi atteggiamenti contrastano con il “necessario e collettivo esame di coscienza” auspicato dal Presidente Napolitano, il quale non ha mancato di sottolineare l’efficace e fondamentale contributo della protezione civile, dei vigili del fuoco e dei volontari nel salvataggio di vite umane (ben 150) oltre che nell’assistenza degli sfollati.
Il problema principale a mio modesto parere non è se ci siano state o meno delle inefficienze nelle operazioni di soccorso. Importanti sono e saranno altri due aspetti, ai quali bisogna aggiungerne un terzo.
Innanzitutto, è doveroso che governo e opposizione continuino ad essere presenti sia fisicamente, con continue visite nei luoghi colpiti dal sisma, che economicamente, con l’arrivo di soldi freschi per la ricostruzione, al fianco degli sfollati. Altresì considero come non meno importante e doveroso l’avvio di un serio lavoro di accertamento delle responsabilità al fine di poter rispondere alle domande di cui sopra. Il terzo aspetto, non meno importante, è direttamente collegabile al non rispetto delle leggi. Lo scorso 30 dicembre, infatti, nel cosiddetto decreto mille proroghe è stata per l’ennesima volta rinviata l’entrata in vigore delle nuove norme antisismiche ( messe a punto in seguito al terremoto in Puglia e Molise del 2002), dal 30 giugno 2009 al 30 giugno 2010. Sicuramente anche senza tale rinvio non si sarebbe potuto evitare la tragedia che ha colpito l’Abruzzo, ma non adeguarsi tempestivamente alle leggi è un approccio tipicamente italiano.
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