Si fanno sempre più insistenti le operazioni militari americane in Pakistan. La settimana scorsa un raid aereo ha provocato la morte di un centinaio di civili. Il timore della Casa Bianca è che i talebani, profittando della fragilità politica della neonata democrazia pachistana, possano rovesciare il governo del nuovo presidente Zardari ed assumere il controllo del paese, impadronendosi dell’arsenale nucleare. A tal proposito nel summit diplomatico della scorsa settimana il Segretario di Stato Hillary Clinton e lo stesso Zardari hanno sottolineato “la necessità di azioni energiche contro i talebani”, divenuti talmente aggressivi da essere giunti ormai a 90 km da Islamabad. Il fronte di guerra si sposta quindi in Pakistan. E l’Afghanistan? Quale è la situazione a Kabul e in città come Kandahar ed Herat? Nell’ottobre 2001 (immediatamente dopo l’attentato alle Torri gemelle) il rapido crollo del regime talebano alimentò non pochi facili entusiasmi. In realtà i Mullah, semplicemente spinti nelle campagne ed oltre confine, si sarebbero pian piano riorganizzati per destabilizzare, con attentati suicidi e operazioni terroristiche, il governo filo-americano di Karzai. In questi anni la coalizione internazionale ha commesso alcuni pesanti errori che hanno portato al deterioramento degli standard di sicurezza. È mancato il coordinamento strategico delle forze militari impegnate sul campo. È mancata la partecipazione attiva del popolo afghano al processo di ricostruzione politico-istituzionale del paese. Sono mancate risorse sufficienti ad assicurare servizi ai cittadini. Inoltre, non si è mai seriamente tentato di contrastare il fenomeno del narcotraffico, vera e unica fonte di finanziamento dei talebani e di al-qaida nell’area. Da tutto ciò deriva la riorganizzazione talebano-qaidista nell’area afghano-pachistana.
La nuova amministrazione americana, sapendo che i "rifugi pakistani" dei terroristi non hanno, in questi anni, mai perduto la loro operatività, sta cercando di recuperare il tempo perduto.
Vanno in questa direzione la decisione di inviare in Afghanistan ulteriori 17000 uomini, l'adozione di una nuova strategia per l'eliminazione delle fonti di addestramento ed indottrinamento dei terroristi, oltre che per contrastare l' appoggio finanziario e logistico degli stessi in territorio pakistano, i tentativi di allacciare un dialogo con alcuni gruppi di talebani e la convocazione a Washington, la scorsa settimana, del vertice trilaterale (cui ho fatto precedentemente riferimento), con Karzai e Zardari. Alla fine dello stesso, le parti hanno manifestato l’intenzione di “lavorare insieme, come mai avvenuto finora, per estirpare dall’Afpak il cancro del terrorismo”. Un summit che testimonia come le leadership afghane e pachistane abbiano deciso, con la regia statunitense, di collaborare ai massimi livelli per contrastare i due problemi maggiormente presenti nella regione in questo momento: la talebanizzazione del Pakistan e la pachistanizzazione di Al Qaeda. Due fenomeni che hanno portato i talebani a 90 km da Islamabad e, pertanto, a un passo dal nucleare.
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