Si parla continuamente della fine delle ideologie, di una politica legata essenzialmente a dogmi e rigide posizioni. La caduta del muro di Berlino, simbolicamente considerata come la vittoria dell’occidente libero sul male sovietico, rappresenta l’evento dal quale ha preso avvio questo processo.
Alcune volte, assistendo ai continui passaggi dei nostri partiti da uno schieramento politico all’altro ho la sensazione che ciò sia vero. Cambi di schieramento che snaturano continuamente quel “sistema di idee”, più o meno coerente e organizzato, al quale ogni partito dovrebbe fare riferimento per la sua attività politica.
Altre volte, invece, ho l’impressione che la fine di determinate ideologie sia servita per fare posto ad altre, ben più pericolose. Osservando, infatti, il mondo che mi circonda mi accorgo sempre più di quanto sia necessario, nella società attuale, seguire il vento del “politicamente corretto” per poter avere successo e realizzazioni professionali. Ciò significa rinunciare, oltre che all’agire secondo il proprio pensiero, all’opportunità di sentirsi veramente liberi, per immergersi in una realtà profondamente conformista, fatta di pensieri bloccati e parole d’ordine. Un male ormai così diffuso che dà al sottoscritto l’impressione o addirittura la certezza di non essere poi così tanto libero come si dice.
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