giovedì 4 giugno 2009

GHEDDAFI, NUOVO "PALADINO" DEI DIRITTI UMANI

Qualche giorno fa ho appreso, con stupore, l’intenzione dell’Università di Sassari di conferire una laurea honoris causa in giurisprudenza al presidente libico Gheddafi.
Un’iniziativa che fa sorgere molte domande: cosa accomuna Gheddafi e il diritto? Quale relazione c’è tra un dittatore sanguinario e il rispetto delle leggi? Possibile che i “professoroni” dell’università sassarese non abbiano individuato personaggi di gran lunga più meritevoli?
Tutti sanno che Gheddafi opprime da decenni il suo popolo. L’immobilismo sociale, tipico di qualsiasi dittatura, si tramuta nell’assenza di spazio per il dissenso politico e per la libertà religiosa, oltre che nella negazione, soprattutto a donne e bambini, dei diritti umani fondamentali.Nonostante ciò, negli ultimi tempi, il colonnello è diventato un interlocutore privilegiato dell’Italia (i due paesi hanno firmato un recente trattato di amicizia), ha ottenuto la presidenza della Commissione ONU per i diritti umani oltre che dell’Unione Africana, è entrato nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ed ha, infine, ottenuto la cancellazione del suo paese dalla lista degli “stati canaglia”, cioè dei paesi che supportano logisticamente e finanziariamente il terrorismo internazionale.Onorificenze e riconoscimenti che gli hanno conferito un ruolo di primo piano nella politica internazionale. Un posto tra i grandi della terra che non può direttamente essere collegato alle sue virtù politiche, bensì, dicono i “maligni”, al ruolo decisivo che svolse per il sabotaggio dei negoziati, promossi da Arabia Saudita ed Emirati Arabi durante la conferenza della Lega Araba di Sharm El Sheik del 1 marzo 2003, che avrebbero dovuto garantire l’esilio di Saddam Hussein e, pertanto, la nascita di un Iraq libero, affidato ad un governo provvisorio delle Nazioni Unite. Iniziativa che avrebbe evitato l’attacco americano di circa tre settimane dopo e l’inizio di una guerra drammaticamente sbagliata ma fortemente voluta dall’ex presidente americano Bush.
Un Gheddafi, pertanto, che, diventando partner strategico dell’Occidente a livello politico-economico e nella lotta al terrorismo, deve necessariamente essere riverito in qualsiasi modo. Anche conferendogli la presidenza della commissione ONU per i diritti umani.
Ed il rispetto di essi, di fronte agli interessi economici, passa sempre e vergognosamente in secondo piano.

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