
Vorrei un paese che avesse la capacità di ricoprire un ruolo di primo piano nella soluzione delle principali controversie internazionali: il conflitto israelo-palestinese, la guerra in Afghanistan, la stabilizzazione del Pakistan, la corsa al nucleare dell'Iran.
Vorrei un paese che contribuisse attivamente alla riforma delle Nazioni Unite e del Consiglio di Sicurezza, sempre più ingessati dal sistema dei veti e da un assetto organizzativo che, essendo diretta conseguenza degli equilibri politici prodottisi dopo la fine della seconda guerra mondiale, è ormai ampiamente superato.
Vorrei un paese che avesse, in politica estera, una visione strategica ben definita.
Vorrei un paese che fosse interlocutore privilegiato degli Stati Uniti d' America.
Vorrei un paese che fosse capace di fornire un contributo importante e determinante al processo di costruzione degli Stati Uniti d'Europa.
Vorrei un paese che rispettasse i propri impegni internazionali a favore dei paesi poveri.
Vorrei un paese DIVERSO.
Diverso da QUELLO che offre incondizionata ospitalità ad alcuni dittatori, parziali (Putin) o totali (Gheddafi) che siano, al fine di concludere con gli stessi vantaggiosi accordi economici, soprattutto nel settore energetico.
Diverso da QUELLO che permette ad alcuni di essi di venire in Italia e sciorinare lezioni di democrazia.
Diverso da QUELLO che ritarda il versamento del contributo di 240 milioni di euro al fondo AIDS (voluto fortemente dal nostro paese durante il G8 di Genova del 2001).
Diverso da QUELLO che trasforma puntualmente qualsiasi vertice politico-internazionale in uno spettacolo di cabaret e barzellette.
Diverso da QUELLO che decide di tagliare le risorse destinate al Ministero degli Esteri, sopprimendo ben ventidue consolati in giro per il mondo. Tra questi, oltre ad importanti sedi nel vecchio continente ed in Africa,quello di Detroit ( sede della Crysler, appena acquistata dalla FIAT), di Karachi ( nell’importantissimo Pakistan) e di Gedda (Arabia Saudita).
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