martedì 28 luglio 2009

BIENNIO 1992-1993: VOGLIAMO LA VERITA'


Ogni anno in concomitanza con l’anniversario della strage di via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta, l’Italia ( o almeno una parte di essa) non esita a porsi puntualmente delle domande: chi furono gli esecutori materiali della strage? E i mandanti esterni? E’ veramente esistita, nel biennio 1992-93, una trattativa tra stato e mafia? E, soprattutto, quale fu la sua portata? A ravvivare l’interesse dell’opinione pubblica sugli avvenimenti di quegli anni (su cui indagano ben quattro procure, tra cui quelle di Caltanissetta e Palermo) ci ha pensato Salvatore Riina. Il Capo dei Capi, catturato nel gennaio 1993 dopo venticinque anni di latitanza, ha apertamente accusato lo stato (o pezzi di esso) di aver voluto la morte del giudice Borsellino, rilanciando la possibilità che vengano inseriti nel registro degli indagati “nomi nuovi”, non coinvolti fino ad ora nelle indagini. Il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, dopo aver ammesso non poche difficoltà, in questi anni, nella conduzione delle stesse indagini, ha dichiarato di essere molto vicino alla scoperta della verità. Il vero punto è però la trattativa tra stato e mafia. A tal proposito, Ingroia si è affrettato a sottolineare “l’esistenza di sempre maggiori elementi che indicano il periodo tra la strage di Capaci (23 maggio 1992) e l’attentato di via d’Amelio (19 luglio 1992) come coincidente con l’inizio di tale trattativa". Ma la strategia stragista perché venne utilizzata? Per accelerare la trattativa? Per eliminare coloro che, come Falcone e Borsellino, si opponevano ad un simile scenario? O come semplice ritorsione per le condanne inflitte ad esponenti di spicco della cupola siciliana nel maxiprocesso di Palermo. E poi, Totò Riina fu “vittima sacrificale” della stessa a beneficio di Bernardo Provenzano, sostenitore della strategia dell’inabissamento? E, soprattutto, quali relazioni ci sono tra la cosiddetta Seconda Repubblica, figlia delle inchieste di Tangentopoli, e la strategia post-stragista di Cosa Nostra?

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