lunedì 13 luglio 2009

G8: LUCI ED OMBRE



E’ stato il G8 di Barack Obama (il primo da presidente degli Stati Uniti d’America). Il summit di Silvio Berlusconi (ha ricevuto unanimi complimenti per l'organizzazione dell'evento). L’inizio di un maggiore e più concreto impegno dei grandi della terra per lo sviluppo dell’Africa. Un consesso internazionale, quello svoltosi all’Aquila la settimana scorsa, che, da quanto emerso, dovrebbe rappresentare l’avvio di una politica nuova, attenta alla difesa dell’ambiente, maggiormente rivolta ad individuare e mettere in atto una regolamentazione condivisa del sistema finanziario mondiale, intenta a rilanciare accordi internazionali di non proliferazione nucleare. Il presidente americano Obama ha avuto, come era prevedibile, un ruolo decisivo nella decisione del G8 di stanziare, a favore del continente nero, ben 20 miliardi di dollari di aiuti, con l’obiettivo di “liberare la popolazione africana dalla fame e dalla povertà”. Tale cifra mira ad assicurare aiuti alimentari immediati ma anche a programmare investimenti futuri che “permettano ai paesi più bisognosi di provvedere autonomamente alle esigenze della propria gente”. I paesi ricchi sono consapevoli, ha detto Obama, che è loro dovere aiutare i paesi poveri. Ma essi devono gestire gli aiuti che ricevono con trasparenza e in base a regole chiare. Gli africani devono rimboccarsi le maniche”. Il cambiamento passa, anche nel continente africano, dallo sviluppo della società civile e dell’iniziativa privata. Oltre all’impegno reciproco per la organizzazione di un nuovo sistema finanziario mondiale che abbia come principale punto di riferimento la persona umana, il vertice ha registrato, invece, risultati deludenti per quanto riguarda la questione climatica. L’accordo raggiunto sulla riduzione delle emissioni di CO2 non vincolerà le due economie emergenti più importanti: Cina e India. Qualunque intesa venga raggiunta sul clima, qualora non sia sottoscritta anche da questi due paesi, è destinata ad avere una portata molto limitata. Non sono mancati nella tre giorni aquilana il tema dell’Afpak (Afghanistan-Pakistan) e la corsa al nucleare dell’Iran. I grandi hanno promesso, a tal proposito, impegno reciproco per “impedire la diffusione di armi atomiche”.Il Medio Oriente è, in questo senso, la regione più a rischio. Ma se da una parte l’Iran sta continuando il programma di sviluppo nucleare, nonostante i continui appelli della comunità internazionale e l’offerta di dialogo inoltrata dalla Casa Bianca qualche mese fa, dall’altra paesi come Brasile,Sudafrica e Libia vi hanno rinunciato. Proprio da tali rinunce si deve ripartire per la stesura di un nuovo trattato di non proliferazione che sia maggiormente vincolante ed efficace.
Infine, nessuna sterzata positiva si registra sui problemi relativi all’accesso all’acqua. Dopo il fallimento del recente vertice di Istanbul, auspicavo, in un precedente post, una trattazione più approfondita della questione durante il G8 ma, in tal senso, non è stato fatto alcun progresso. Pur riconoscendo “la mancanza di accesso all’acqua e ai servizi igienici come maggiore ostacolo alla creazione di ricchezza e allo sradicamento della povertà” i grandi della terra non hanno concretamente adottato alcun provvedimento che potesse migliorare la vita di milioni di persone. Un immobilismo che, contrastando con i 20 miliardi di dollari di aiuti cui ho fatto precedentemente riferimento, costituisce forse la vera macchia di questo vertice.

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