venerdì 7 agosto 2009

PERCHE' GLI UGENTINI.....


Ugento. 15 giugno 2008. via Nizza.

Santa Maria di Leuca.6 agosto 2009. Hotel Terminal.

Sono passati quasi 14 mesi dall’orrenda notte in cui il consigliere comunale e provinciale dell’IDV, Peppino Basile veniva trucidato con 19 coltellate, ma la sua morte continua ad essere avvolta dal mistero. Mistero su tutto. Sul movente. Sugli assassini. Sugli eventuali mandanti. Dopo aver assistito, lo scorso giugno, alla presentazione del libro “ Il Sistema”, redatto dalla direttrice del Tacco d’Italia Maria Luisa Mastrogiovanni, ieri sera un’altra serata dedicata al “Giallo di Ugento”. Un libro, quello del giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia Lino De Matteis che, diversamente dal “Sistema” ( avente un taglio maggiormente d’inchiesta e documentale), cerca di ricostruire il clima creatosi nella nostra città dalla notte dell’omicidio. Un anno di silenzi, di appelli lanciati in nome della verità, di paure, di sospetti, di querele, di errori della magistratura e nelle attività di indagine. Un anno che ha portato ad una frattura all’interno della comunità ugentina. Ciò che preme ( o dovrebbe premere) a qualsiasi cittadino ugentino è che si faccia luce su questo efferato delitto. Ma, in tal senso, non si è registrato alcun passo in avanti. Noi cittadini non possiamo stabilire se il movente sia politico-amministrativo piuttosto che passionale o personale. Ciò, come più volte ribadito, è un compito precipuo della magistratura. Ma possiamo e dobbiamo rivendicare con forza la necessità che si faccia luce su ciò che è accaduto quella notte. È un dato di fatto che gran parte della popolazione ugentina si è sempre dimostrata molto restia a prendere posizioni o a parlare pubblicamente di questa vicenda che, come ricordato in uno degli interventi di ieri sera, rappresenta il “fatto di sangue più grave avvenuto in Puglia negli ultimi venticinque anni”. E questo ritengo sia l’aspetto più grave. Si ha paura a parlare di questo omicidio, si ha paura anche di esprimere una semplice opinione sullo stesso ( si fa ciò, parzialmente e nel più completo anonimato, solo nei forum, considerati sempre più come spazi ed occasione per “liberarsi” della rassegnazione e della impotenza che ci caratterizza). Perché una parte consistente di ugentini si priva di un diritto fondamentale come la libertà di espressione? Perché non può o non vuole esprimere ciò che pensa? Perché preferisce non immischiarsi? Perché sceglie di non accorgersi, oltre che di alcuni aspetti della vita pubblica, anche di un omicidio? Abbandonare ciò che Lino De Matteis definisce “eccesso di riservatezza”, oltre ad essere dovere di ogni cittadino, è condizione indispensabile per mantenere vivo il caso Basile e per costruire tra gli ugentini un nuovo senso di comunità.

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