mercoledì 7 ottobre 2009

SCUDO FISCALE: 25° FIDUCIA


Ed è arrivata la 25° fiducia in diciassette mesi di governo. Questa volta sullo scudo fiscale, con il quale si potranno riportare in Italia, mediante il pagamento di una imposta del 5%, i capitali custoditi all’estero. E' riciclaggio di Stato" dichiara Antonio Di Pietro. " E’ un condono, uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani che rispettano la legge, che pagano onestamente le tasse e che vedono chi ha truffato la legge e chi ha esportato capitali venire premiato facendo rientrare quelle risorse senza conseguenze penali” afferma Franceschini. Votata la fiducia, si apprende a fine votazione che il provvedimento è passato per soli 20 voti e che sono state decisive le assenze dei deputati dell’opposizione: ben 22 del Pd a cui si aggiungono i 6 dell’Udc e 1 dell’Idv. Se da un lato l’assenza di un deputato può essere tollerata e se, inoltre, si conoscono le attuali (ma forse anche storiche) ambigue posizioni degli ex democristiani, ciò che stupisce è l’assenza di ben ventidue deputati del PD, alla luce anche delle suddette dichiarazioni di Franceschini. E’ la solita opposizione di facciata dei Democratici urlata e sbandierata nei salotti televisivi e che puntualmente scompare in parlamento. Un comportamento che induce a pormi per l’ennesima volta le stesse domande: in che cosa si differenzierebbe il PD dal PDL? Quale alternativa di governo può offrirci il Partito Democratico? Cosa deve fare una seria opposizione se non approfittare delle situazioni numericamente vantaggiose per far cadere il governo? Successivamente il Presidente della Repubblica Napolitano si è affrettato a firmare la legge. L’articolo 74 della Costituzione afferma testualmente che il Presidente della Repubblica, prima di promulgare una legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Qualora le Camere approvino nuovamente la legge, la stessa deve essere poi promulgata. E’ vero che tale articolo non riconosce al Presidente della Repubblica alcun potere di veto ma forse ci si aspettava dal Capo dello Stato un atteggiamento meno frettoloso nell’atto di promulgazione della legge, diffusamente considerata come atto politico vergognoso in quanto, danneggiando i cittadini onesti e premiando i disonesti, concorre a minare ulteriormente la credibilità delle istituzioni.

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