lunedì 30 marzo 2009

UNA DEMOCRAZIA IMMATURA


"Nel campo delle politiche del lavoro occorre uscire da logiche puramente difensive e liberarsi da vecchi riflessi di arroccamento attorno a visioni e conquiste del passato. Rispetto a mutamenti innegabili e a scelte ineludibili di riequilibrio e rinnovamento nel sistema delle garanzie e delle tutele, a favore soprattutto dei meno protetti, occorre liberarsi dallo spirito di fazione per dare quel segno di maturità della nostra vita democratica che da troppo tempo si attende".

Sono le parole, pronunciate durante la cerimonia per la commemorazione del giuslavorista Marco Biagi ucciso dalle brigate rosse il 19 marzo 2002, con le quali il Presidente della Repubblica Napolitano ha rivolto l’ennesimo invito alle forze politiche e sociali del nostro paese a dialogare sui temi del lavoro alla luce, e non solo, dell’attuale crisi economica mondiale, che sta polverizzando numerosi posti di lavoro anche in Italia.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro recita l’articolo 1 della Costituzione. Peccato che le politiche adottate dai vari governi negli ultimi vent’anni abbiano contribuito a creare solo lavoro precario. La legge Biagi, individuata da molti come “matrice di tutte le ingiustizie e causa principale della precarizzazione selvaggia dei giovani” non ha fatto altro, invece, che ingrossare quel mercato marginale del lavoro le cui basi erano state poste dall’introduzione, oltre che del contratto formazione-lavoro (1983) e del part-time (1984), del pacchetto Treu nel 1997. Con questi provvedimenti i governi italiani, di qualsiasi colore politico, hanno cercato di adeguarsi ad un mercato che, facendosi sempre più globalizzato, produceva forme di lavoro talmente flessibili che richiedevano e necessitavano di una regolamentazione. L’errore più grande è stato permettere alle aziende di ricorrere massicciamente e reiteratamente a queste nuove forme contrattuali (su tutte il lavoro interinale e la collaborazione coordinata e continuativa, trasformatasi con la legge Biagi in contratto a progetto), in quanto vantaggiose dal punto di vista contributivo e temporale nonché completamente slegate da qualsiasi tutela sindacale, ponendo le basi per quella dualità che caratterizza attualmente il nostro mercato del lavoro. Sono molteplici gli esempi di aziende in cui lavoratori ipertutelati lavorano fianco fianco con colleghi che, pur essendo più qualificati, svolgono le stesse mansioni con un contratto a scadenza, caratterizzato da scarse tutele e contributi talmente bassi da rischiare fortemente un domani di ricevere una pensione da fame. Siamo un paese che paradossalmente garantisce maggiore protezione, grazie alle importanti conquiste sindacali degli anni sessanta e settanta, ai lavoratori a tempo indeterminato piuttosto che a quelli a tempo determinato. Un paese che ha, nell’ultimo ventennio, creato un mercato del lavoro aggiuntivo a quello, già esistente, del posto fisso, nel quale per entrarci bisogna avere santi in paradiso. Un paese in cui ci sono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Una democrazia immatura, in quanto incapace di stabilire regole uguali per tutti.

martedì 24 marzo 2009

G8 DELLA MADDALENA: CONTO ALLA ROVESCIA

Dall'8 al 10 luglio prossimi si svolgerà, sull'isola della Maddalena, il G8, il vertice dei "grandi" della terra. Come al solito ci si avvicina all'appuntamento con grandi preparativi e speranze sperando che non si facciano come al solito i conti, alla sua conclusione, con decisioni non prese e rinviate.
Sarà il primo G8 di Barack Obama e il terzo, a presidenza italiana, del nostro premier Berlusconi, dopo quelli di Napoli del 1994 ( quello del famoso avviso di garanzia) e di Genova del 2001 (quello della morte di Carlo Giuliani).
La crisi economica sarà sicuramente al centro dei lavori. Oltre a segnare l'inizio di un processo di lavoro collettivo finalizzato al rafforzamento della ripresa economica e alla stabilizzazione dei mercati, per evitare il ripetersi, in futuro, di crisi come quella attuale, penso che temi riguardanti la difesa dell'ambiente, le fonti energetiche e la garanzia di accesso all'acqua per tutti rappresentino le vere sfide del futuro.
Innanzitutto i paesi UE dovrebbero chiedere con forza un'estensione dell'applicazione dell'accordo cosidetto 20 20 20 ( ovvero il raggiungimento del 20% della produzione energetica da fonti rinnovabili, il miglioramento del 20% dell'efficienza energetica e un taglio del 20% nelle emissioni di anidride carbonica entro il 2020), riguardante l'ambiente, al di fuori dei confini europei. Su tutti Cina ed India, presenti al vertice di luglio a partire dal secondo giorno.
L'altra questione da riprendere è sicuramente quella di considerare come diritto l'accesso all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, al contrario di quanto stabilito nella dichiarazione di chiusura del V Forum mondiale sull'acqua che ha riunito piu' di 25.000 persone la scorsa settimana a Istanbul. La nozione di diritto di accesso all'acqua, reclamata con forza da numerose Ong e parecchi Paesi, non figura nel testo partorito ad Istanbul.
C'è bisogno di un impegno serio su questi temi alla luce dei 2,5 miliardi di persone che sono ancora del tutto prive di acqua, o debbono lottare contro l'inquinamento della stessa e delle falde del sottosuolo, e delle emergenze climatiche e ambientali che ormai tutti (o quasi) conosciamo.






venerdì 20 marzo 2009

IL DIALOGO E' IL FUTURO


“Superiamo trent'anni di conflitti. Abbiamo gravi divergenze che si sono amplificate con il tempo. La mia amministrazione è ora risoluta a praticare una diplomazia che tratti la totalità dei problemi che abbiamo davanti a noi, cercando di stabilire relazioni costruttive tra gli Stati Uniti, l’Iran e la comunità internazionale”. A sorpresa Barack Obama, lancia una proposta di dialogo all’Iran rivolgendosi direttamente al regime degli ayatollah. E’ dal 1980 che i due paesi non hanno relazioni diplomatiche. Il presidente con questo video-messaggio a sorpresa, riafferma il dialogo reciproco come elemento fondante della nuova politica estera americana, lasciandosi alle spalle il vecchio unilateralismo repubblicano (Bush aveva definito l’Iran uno stato canaglia) e decidendo di affrontare il problema atomico iraniano in un contesto di mutuo rispetto e confronto.
“Accogliamo con favore la volontà del presidente americano di mettere da parte le differenze del passato-hanno risposto da Teheran- ma non si deve chiedere all'Iran di dimenticare unilateralmente l'atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti del passato. Gli Usa devono riconoscere i propri errori passati e ripararli per poter mettere fine alle differenze tra i due Paesi”.
Il messaggio di Obama è già implicitamente un disconoscimento di quel passato.

giovedì 19 marzo 2009

CHIAMATELA TERRA DEI TERRORISTI.............


PRENDETE UN PEZZO DI TERRA DI 40 KM PER 5 E CHIAMATELO GAZA.


POI RIEMPITELO CON 1400.000 ABITANTI.


CIRCONDATELO CON IL MARE AD OVEST. CON L'EGITTO DI MUBARACK A SUD, ISRAELE A NORD E A EST E CHIAMATELA TERRA DEI TERRORISTI.


POI DICHIARATELE GUERRA ED INVADETELA CON 232 CARRI ARMATI, 687 BLINDATI, 43 POSTAZIONI DI LANCIO PER JET DA COMBATTIMENTO, 346 MORTAI, 3 SATELLITI SPIA, 64 INFORMATORI, 12 SPIE INFILTRATE, E 8000 TRUPPE.


ORA DITE CHE E' PER LA DIFESA DI ISRAELE.


E DICHIARATE CHE EVITERETE DI COLPIRE LA POPOLAZIONE CIVILE.



DAL BLOG DI RAJA CHEMAYEL

martedì 17 marzo 2009

L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA............

«La nostra Costituzione è stata scritta dopo un ventennio di dittatura e Ora, appunto, il mondo è cambiato e per affrontare la crisi con efficacia c’è bisogno di una maggiore velocità decisionale”.
Il premier Berlusconi è tornato a giustificare il continuo utilizzo, da parte del governo, della decretazione d’urgenza con la necessità di apportare velocemente dei rimedi alla crisi economica.Sono d’accordo con il Presidente del Consiglio quando afferma che il mondo ormai procede ad una velocità molto superiore rispetto alla nostra politica e ai nostri meccanismi costituzionali. Ma è anche vero ciò che affermano alcune voci d’opposizione secondo le quale Berlusconi vedrebbe il Parlamento come un “qualcosa di inutile, come mero notaio delle scelte del governo.Il “porcellum” (definizione calderoliana dell’attuale legge elettorale) ha rappresentato la prima tappa di un più ampio e sistematico progetto di svuotamento delle prerogative del parlamento. L’abolizione delle preferenze e la loro sostituzione con delle liste bloccate hanno, di fatto, privato il cittadino della libertà di scelta dei propri rappresentanti. Di contro il continuo ricorso al voto di fiducia da parte del governo ha trasformato gli stessi parlamentari in semplici notabili, pronti semplicemente a rispondere “PRESENTE ad ogni chiamata del loro datore di lavoro (il presidente del consiglio). Per non parlare del sistematico ricorso allo strumento del decreto legge, anche in casi di non straordinaria necessità ed urgenza. E’ vero che i tempi per l’approvazione di una legge da parte del parlamento sono mediamente lunghi, ma un accelerazione dell’attività politico-parlamentare passa soprattutto per la riforma dei regolamenti parlamentari e per la riduzione del numero di deputati e senatori. In questo modo non si svuoterebbe di prerogative il parlamento e si permetterebbe allo stesso di ritornare , in primo luogo, ad avere un ruolo centrale nell’attività legislativa e, in secondo luogo, di porsi come unica e legittima sede di confronto tra le forze politiche del paese.

lunedì 16 marzo 2009

LE RESPONSABILITA' DI ISRAELE


L'avvocato francese Gilles Devers ha reso noto che lo scorso 22 gennaio "450 ONG rappresentate da un gruppo di 40 avvocati hanno depositato una denuncia presso il Procuratore della Corte Penale Internazionale in seguito all'aggressione compiuta da Israele contro la popolazione di Gaza tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009”.
La denuncia, depositata per crimini di guerra e crimini contro l'umanità conformemente alle definizioni dello Statuto di Roma, che ha istituito la Corte Penale Internazionale e completata dai rapporti dell'ONU, delle ONG e delle numerose testimonianze raccolte sul posto, riguarda i dirigenti di Israele e tutti gli ufficiali che abbiano preso concretamente parte alla pianificazione e conduzione delle violenti operazioni militari all’interno della Striscia di Gaza.
Il 22 gennaio l'Autorità Palestinese ha conferito alla Corte Penale Internazionale l'autorità di indagare sul territorio di Gaza a partire dal 2002. Dunque la giurisdizione della Corte Penale Internazionale sul territorio di Gaza non è più contestabile, perché l'Autorità Palestinese ha i requisiti per rappresentare la popolazione palestinese sul piano internazionale. La corte, possedendo degli strumenti d'azione concreti, è di fatto in grado di porre fine all'impunità dei dirigenti, quali che siano i loro paesi, nel momento in cui siano state commesse azioni che rispondono alle qualifiche di crimini di guerra e di crimini contro l'umanità. Le autorità statali che abbiano scelto di compiere dei crimini di guerra e dei crimini contro l'umanità devono ormai sapere che la loro condizione di criminali internazionali li condurrà alla Corte Penale Internazionale, quale che sia il paese interessato.
''L'unico scopo di Israele era di fare più vittime possibili'', sostiene Devers che cita anche degli esempi: ''Se si raggruppano delle persone in un edificio e la mattina dopo lo si bombarda, questo è un crimine contro l'umanità, perché orientato a colpire i civili: Israele non può aver sbagliato obiettivo''.
Il riferimento è al bombardamento del 6 gennaio sulla scuola di Jabaliya, gestita dall'Onu e diventata rifugio per i profughi, in cui morirono 42 civili.
L'esercito israeliano giustificò quell'attacco sostenendo che dalla scuola erano partiti colpi di mortaio contro i suoi soldati. ''Purtroppo la storia degli scudi umani di Hamas è una triste barzelletta - replica l'avvocato francese -. La guerra si fa rispettando le regole e la scuola non era un obiettivo militare''. La denuncia delle ONG riguarda anche la distruzione di un terzo delle terre palestinesi.
''La terra non è un obiettivo militare - dice Devers - ma dei bulldozer israeliani hanno passato giornate a distruggere le coltivazioni e persino i cimiteri. Per mandare un solo messaggio: “questa terra non è tua e non ti apparterrà nemmeno da morto''.
Il procuratore della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno-Ocampo, ha già avviato, il 2 febbraio, un ''esame preliminare'' di verifica.
Vedremo se sarà sollecito e rapido nei confronti del governo israeliano così come lo è stato, nei giorni scorsi, con il leader sudanese Al Bashir nei confronti del quale la CPI ha emesso nientemeno che un mandato internazionale d’arresto.

venerdì 13 marzo 2009

FUSIONE FREDDA


"Fini è più scorretto di Casini, è una mina vagante che pensa solo ai suoi interessi, prendendo posizioni di comodo pur di distinguersi: isolatelo". Un altro: Casini è stato già sistemato, è ora di sistemare anche Fini. Silvio sbrigati!"Sono alcuni dei messaggi pubblicati sul sito di Forza Italia, da alcuni militanti azzurri, alla vigilia del congresso che darà vita al Pdl il prossimo 27 marzo. Scrive Franz: "Fini è peggio di Follini, se sfortuna vuole che un giorno questo signore diventerà leader del Pdl, voterò Diliberto!". C’è chi rinfaccia al presidente della Camera lo sdoganamento di oltre quindici anni fa: "Vorrei ricordare al sig. Fini che se ora può permettersi di fare dei distinguo lo deve solo a quello che fece Berlusconi alle comunali di Roma". I messaggi di contestazione toccano più sentimenti. Un altro militante esprime tutta la sua rabbia scrivendo: Ma Fini da che parte sta? Quando c'è da scegliere è sempre dalla parte dei catto-comunisti. E' ora che se ne vada dall'altra parte, che forse gli è più congenialeE ancora: Se continua così tornerà al suo angolino nascosto a destra e la smetterà di fare il bastian contrario solo per farsi notare! Finché l'ultimo lettore lascia sulla bacheca azzurra il messaggio più nefasto alla vigilia di un congresso delicatissimo: "Fini non ha capito che il 90% di votanti di An, ora sono con Berlusconi..
Se il buongiorno si vede dal mattino..

venerdì 6 marzo 2009

VENDITORI DI FUMO


Riporto la lettera inviata da un cittadino al quotidiano "La Stampa" in merito alla tanto acclamata social card.

Mamma, ultraottantenne, credeva di poter cambiare la sua vecchia lavatrice con quanto avrebbe annualmente risparmiato sulla spesa grazie alla social card. Era orgogliosa di non domandare nulla a noi figli. Impossibilitato a farlo da sola, mi ha chiesto di avviare le pratiche. Attesa per l'appuntamento al Caaf, dove denuncio la pensione e l'assegno che annualmente riceve; presento i suoi risparmi che sfiorano i 1500 euro, dichiaro i pochi metri quadrati di abitazione di proprietà e, non superando i parametri stabiliti dalla legge, perchè il totale di tutto questo è di poco superiore ai 7000 euro, mi reco, dopo lunga attesa, a ritirare il modello alla posta. Nella compilazione tutto ok sino al quadro 3 dove ad un certo rigo si legge:"Il beneficiario dichiara di avere trattamenti pensionistici o assistenziali che , cumulati ai redditi propri, sono di importo inferiore a 6000 euro all'anno o di importo inferiore a 8000 euro all'anno se di età pari o superiore ai 70 anni" Tutto ok. Nella riga seguente, invece, è richiesto di dichiarare un Isee inferiore a 6000 euro. Mi reco nuovamente al Caaf e chiedo spiegazioni. Anche loro cadono dalle nuvole e commentano:"La solita truffa per far vedere che il numero degli aventi diritto è molto alto ed invece nella realtà è bassissimo. Come fare bella figura vendendo fumo". Nelle varie attese ho ascoltato commenti tipo: se un anziano non ha nessuno disponibile a perdere tanto tempo, come fa a richiedere la social card? Perchè la social card è spendibile solo nei centri commerciali o negozi, che non si trovano certo nelle vallate o nei paesi dove molti anziani vivono?Perchè non è stata inserita nella pensione permettendo di spendere i propri danari magari al mercato dove in genere si risparmia di più? Come si pensa di far digitare il codice pin o firmare gli anziani, quando è noto che in molti casi ci sono seri problemi di vista, di tremolii, di vuoti di memoria a ricordare il codice? Certamente non dirò a mia madre che non potrà usufruire dei 40 euro promessi e ce ne faremo carico noi figli, permettendole di realizzare la sua necessità e di non guastarsi il fegato per una promessa che potevano evitare di fare se non per farsi belli.

mercoledì 4 marzo 2009

UN PD FINALMENTE PROPOSITIVO?


A pochi giorni dalla sua elezione a segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini si è affrettato a lanciare una proposta alla maggioranza: l’assegnazione di un assegno mensile, pari al 60% del’ultima retribuzione, a tutti coloro che, assunti con contratti di lavoro precario, hanno perso o perderanno il lavoro dal primo settembre 2008 al 31 dicembre 2009. Si tratta di una proposta a mio avviso sensata, destinata ad aiutare quei lavoratori duali (cioè facenti parte del mercato del lavoro cosiddetto secondario) che, con l’aggravarsi della crisi economica, stanno perdendo il proprio posto di lavoro senza poter contare, perché non previsti nei loro contratti, su alcun “ammortizzatore sociale”. Mosso dalla consapevolezza di non essere probabilmente riconfermato alla segreteria del partito nel prossimo congresso di ottobre, Franceschini ha successivamente risposto così al rifiuto della sua proposta da parte del premier: “Berlusconi non pensi di cavarsela con un no pronunciato in conferenza stampa a Bruxelles. Quel no è come se noi non l'avessimo sentito. Berlusconi deve venire in Parlamento e dire alla sua maggioranza di votare contro il provvedimento, che presenteremo nei prossimi giorni , per l'estensione a tutti i lavoratori degli ammortizzatori sociali. Faccia un decreto legge in merito, ne ha fatti tanti in questi primi mesi di governo, anche per questioni di gran lunga meno importanti.” Il Partito Democratico starebbe, a tal proposito, presentando una mozione in parlamento. Il nuovo segretario ha poi dimostrato di essere ulteriormente più concreto di Walter Veltroni, quando ha manifestato l’intenzione di radicare maggiormente il partito sul territorio, per renderlo più vicino ai cittadini e ai loro problemi quotidiani, mettendo da parte l’idea veltroniana del partito “leggero”. La nomina di Vasco Errani e Sergio Chiamparino al consiglio direttivo del partito è, riguardo la famosa diatriba nata all’interno del PD sul “partito del nord”, la dimostrazione della discontinuità rispetto all’operato del vecchio segretario. Non a caso uno dei primi comizi è stato a Varese dove Franceschini ha dichiarato: “Ai cittadini del nord il Partito democratico propone un patto: noi saremo al vostro fianco su alcune battaglie giuste come quelle della sicurezza, delle infrastrutture, delle piccole imprese e anche del federalismo fiscale a patto che esso sia equo e solidale con indicazione chiara delle risorse”. Probabilmente non sarà rieletto ma almeno ha le idee chiare.