Questo spazio nasce con un obiettivo preciso: permettere ai giovani, unici portatori del vero cambiamento,di riappropriarsi della politica. L'obiettivo è realizzare uno spazio di aggregazione nel quale confrontarsi sui principali temi di attualità politica, presentare proposte, esprimere opinioni al fine di RICREARE UN NUOVO SENSO DI COMUNITA'.
mercoledì 29 aprile 2009
lunedì 27 aprile 2009
PROSSIMO OBIETTIVO: IL QUIRINALE

Sono i giorni di Silvio Berlusconi. Tanto per cambiare.
Tra le rovine di Onna, teatro nel 1944 di una strage nazista in cui persero la vita 17 civili, ha sottolineato per la prima volta come la “Resistenza sia stata una grande pagina della storia d’Italia”. Ha esaltato comunisti del calibro di Togliatti e Terracini riconoscendone il merito, al pari degli altri padri costituenti, di aver scritto “una grande pagina della storia del nostro paese”. È addirittura arrivato a dichiarare la Resistenza “valore fondante della nazione”.
E’ come se Berlusconi avesse deciso di mettere da parte 15 anni di politica fondata sulla considerazione del comunismo come male assoluto.
Parole che hanno indotto scrittori del calibro di Asor Rosa a parlare di “vampirismo berlusconiano”, di tendenza, da parte del Premier, a “succhiare qualsiasi tipo di sangue, a metabolizzare tutto ciò che trova sulla sua strada, al fine di depotenziare gli avversari”.
Francamente non capisco che cosa ci sia ancora da depotenziare negli avversari politici, ma sono parole che hanno indubbiamente spiazzato tutti. Soprattutto quando ha affermato la convinzione che sia finalmente arrivato il tempo di “costruire tutti insieme un sentimento unitario nazionale”, lasciandoci alle spalle la contrapposizione tra fascismo e antifascismo. Oppure quando si è offerto come garante di “un’Italia finalmente pacificata in cui ci si confronti nel nome e nell’interesse di tutti”. Un invito alla pacificazione e alla concordia che arriva da colui che, più di ogni altro, ha contribuito a dividere gli italiani negli ultimi 15 anni. Un discorso di cui l’Italia aveva da tempo bisogno e con il quale il Cavaliere ha anche iniziato a preparare il terreno per il raggiungimento del suo prossimo obiettivo: il Quirinale.
domenica 26 aprile 2009
venerdì 24 aprile 2009
giovedì 23 aprile 2009
I VIDEO CENSURATI DI "WIDE ANGLE": BERLUSCONI STORY (1/6)
FILMATI CENSURATI DALLE TV ITALIANE.
martedì 21 aprile 2009
L'ABRUZZO HA BISOGNO DI UNA VERA RICOSTRUZIONE
RIPORTO UN ARTICOLO PUBBLICATO SU www.antimafiaduemila.com IN CUI VIENE RIPORTATA L'ATTENZIONE SUL RISCHIO DI INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL PROCESSO DI RICOSTRUZIONE DELL'ABRUZZO DOPO IL TERREMOTO DEL 6 APRILE SCORSO.
A lanciare l'allarme in una intervista all'agenzia radiofonica Econews è Olga Capasso, consigliere della Direzione nazionale antimafia, nel pool di magistrati costituito da Piero Grasso per evitare infiltrazioni nel post-terremoto in Abruzzo. "Possiamo dire - spiega la Capasso - che la corruzione è un fenomeno diffusissimo in Abruzzo, gli organi pubblici abruzzesi sono particolarmente corruttibili. Questa è una premessa che rende più facile l'infiltrazione mafiosa. Anche la mafia, prosegue, ha messo piede in Abruzzo: "Siamo vicini alla conclusione di un grosso processo che ha visto costituirsi in Abruzzo società che sono formalmente intestate a personaggi locali e di fatto dietro ci sono dei mafiosi. C'è stato un enorme flusso di denaro, un milione e 600 mila euro da società legate al Ciancimino verso società abruzzesi". E gli interessi delle ditte mafiose sono chiari: "I due settori - sottolinea ancora il magistrato - sono gli appalti e i rifiuti. Si costituiscono società per ottenere anche finanziamenti pubblici. Gli appalti si ottengono con la riduzione del prezzo di offerta, questo comporta che il cemento non sia più armato e che si mette la sabbia per guadagnarci. Gli altri sistemi utilizzati sono l'intimidazione delle società concorrenti e il ricorso al sub-appalto entrambi indicativi della presenza di organizzazioni mafiose e camorristiche".
martedì 14 aprile 2009
UN PRIMO PICCOLO RISULTATO PER "MISTER OBAMA"
Ieri è stata diffusa dalle più importanti agenzie di stampa la notizia che l’Iran sarebbe favorevole ad una riapertura dei colloqui con il gruppo dei 5 (Usa, Gran Bretagna, Francia, Cina, Russia) + 1(Germania), riguardo la questione del proprio programma nucleare. È il primo concreto segnale positivo del regime degli Ayatollah in direzione di quella nuova stagione politica, fondata sul dialogo e il rispetto reciproco, il cui inizio era stato auspicato dal presidente americano Barack Obama , circa tre settimane fa, rivolgendosi, con un video messaggio, a Teheran, dopo 30 anni di congelamento delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.Un messaggio, quello di tre settimane fa, dal grande significato storico-politico, perché dalla rivoluzione khomeinista del 1980, che portò alla destituzione dello scià filo-americano Reza Palevi, i due paesi non si erano più parlati. Con George W. Bush e dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 i rapporti erano ulteriormente peggiorati in quanto l’amministrazione repubblicana aveva inserito l’Iran in una lista di “stati canaglia”, assieme a Corea del Nord e Siria, perchè sospettato di sostenere militarmente ed economicamente i terroristi islamici. Alcuni esperti sostennero ripetutamente il fatto che Bush avesse messo a punto, durante la sua presidenza, piani di attacco militare anche contro Teheran in nome di quella dottrina della guerra preventiva che ha influenzato la politica estera americana negli ultimi otto anni. Probabilmente le difficoltà, non proprio imprevedibili, riscontrate nella guerra in Iraq e in Afghanistan lo avrebbero successivamente convinto a rallentare i tempi di attuazione degli stessi, arrivando per fortuna alla fine del suo secondo ed ultimo mandato.
Bisogna, senza dubbio, riconoscere le difficoltà in cui Bush si è trovato ad operare. L’11 settembre 2001 (cioè il primo attacco subito dagli Usa sul proprio territorio dai tempi di Pearl Harbor) ha condizionato tutta la sua presidenza. Da lì sono scaturite la giusta guerra in Afghanistan contro un regime, quello dei talebani, che sosteneva, logisticamente e finanziariamente Al Qaeda, ma anche la avventata e immotivata guerra all’Iraq, vero prodotto della dottrina Bush, lanciata su informazioni di intelligence (presenza di armi di distruzione di massa sul territorio iracheno) che non avrebbero avuto mai riscontro, oltre alla rottura totale delle relazioni diplomatiche con paesi considerati semplicemente come nemici, in quanto fiancheggiatori del terrorismo islamico, e pertanto non degni di alcuna possibilità di dialogo.
Tutte situazioni in cui gli Stati Uniti oggi si trovano impantanati, costituendo una vera e propria zavorra per Obama.
Con questa importante apertura al dialogo da parte di Teheran, “Mister Obama” ha ottenuto un primo piccolo ma significativo risultato.
venerdì 10 aprile 2009
UN APPROCCIO TIPICAMENTE ITALIANO

289 morti, 28000 senzatetto, più di 1000 feriti.
Purtroppo, non è ancora finita.
E’ il giorno del dolore. L’Abruzzo piange la sua gente. L’Italia piange la sua gente.
Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in visita ieri alle zone terremotate, ha parlato di “responsabilità diffuse”. In un paese civile dovrebbero essere accertate in tempi brevi.
Quattrocento scosse dal mese di gennaio a domenica scorsa. Un numero che avrebbe dovuto suggerire l'opportunità di controlli da parte delle autorità competenti. Le responsabilità probabilmente vengono da molto lontano. Speriamo non si disgreghino, come accaduto agli edifici quella maledetta notte tra il 5 e il 6 aprile.
Sono venute giù scuole, edifici pubblici, case dello studente. Questo deve farci maggiormente riflettere. Utilizzo di materiali scadenti? Lavori compiuti nel non rispetto delle regole? Mancanza di controlli? Tutte domande alle quali bisognerebbe dare una risposta. E’ insito nella cultura italiana il non rispetto delle leggi. Ed è altrettanto insito che, dopo un tragico evento, si inneschi automaticamente la pratica dello scarica-barile. Nello specifico è interessante far notare, l’articolo pubblicato ieri su “Repubblica” nel quale il presidente dell’azienda per il diritto allo studio universitario (Asdu), oltre a lamentare, nei tre mesi precedenti, “l’assenza anche di minimi controlli" da parte di regione, vigili del fuoco, protezione civile, ha affermato che “l’edificio che ospitava lo studentato era di proprietà della regione”. A questa dichiarazione ha fatto riscontro la presa di posizione della Regione Abruzzo, e nello specifico dell’assessore regionale ai lavori pubblici Angelo Di Paolo, secondo il quale “la casa dello studente sarebbe stata di proprietà dell’Asdu”. Di fronte a tale tragedia l’obiettivo rimane sempre lo stesso: sottrarsi alle responsabilità. Anche se a dirimere la “controversia” ci pensa l’articolo 16 della legge n. 91 del 6 dicembre 1994 secondo il quale “ alle aziende che gestiscono le case dello studente in Abruzzo è concesso l’uso gratuito dei beni immobili di proprietà della Regione”. A tal proposito quindi possiamo farci un’opinione molto precisa. Sicuramente questi atteggiamenti contrastano con il “necessario e collettivo esame di coscienza” auspicato dal Presidente Napolitano, il quale non ha mancato di sottolineare l’efficace e fondamentale contributo della protezione civile, dei vigili del fuoco e dei volontari nel salvataggio di vite umane (ben 150) oltre che nell’assistenza degli sfollati.
Il problema principale a mio modesto parere non è se ci siano state o meno delle inefficienze nelle operazioni di soccorso. Importanti sono e saranno altri due aspetti, ai quali bisogna aggiungerne un terzo.
Innanzitutto, è doveroso che governo e opposizione continuino ad essere presenti sia fisicamente, con continue visite nei luoghi colpiti dal sisma, che economicamente, con l’arrivo di soldi freschi per la ricostruzione, al fianco degli sfollati. Altresì considero come non meno importante e doveroso l’avvio di un serio lavoro di accertamento delle responsabilità al fine di poter rispondere alle domande di cui sopra. Il terzo aspetto, non meno importante, è direttamente collegabile al non rispetto delle leggi. Lo scorso 30 dicembre, infatti, nel cosiddetto decreto mille proroghe è stata per l’ennesima volta rinviata l’entrata in vigore delle nuove norme antisismiche ( messe a punto in seguito al terremoto in Puglia e Molise del 2002), dal 30 giugno 2009 al 30 giugno 2010. Sicuramente anche senza tale rinvio non si sarebbe potuto evitare la tragedia che ha colpito l’Abruzzo, ma non adeguarsi tempestivamente alle leggi è un approccio tipicamente italiano.
lunedì 6 aprile 2009
FORSE DOVREMMO PORCI ANCHE ALTRE DOMANDE
Tutti quesiti che probabilmente rimarranno senza risposte ufficiali ma a proposito dei quali ognuno potrà farsi o si sarà già fatto un’opinione.
E' vero, non è tempo di strumentalizzazioni politiche. Ma è doveroso osservare come il terremoto abbia anche provocato il crollo di palazzi pubblici e case dello studente oltre che danni ingenti ad ospedali e scuole. Forse il nostro paese avrebbe bisogno di un imponente intervento strutturale nel campo edilizio.
Forse, in questi giorni, dovremmo porci anche questa domanda.
mercoledì 1 aprile 2009
ECCO PERCHE' NON CI SARA' ACQUA PER TUTTI

L’articolo 9 del nuovo Statuto prevede che “il capitale della nuova Società dovrà essere detenuto in misura rilevante da enti pubblici”. Prima era garantita la partecipazione di maggioranza da parte degli enti pubblici.
Così facendo, la quota di capitale pubblico tenderà a scendere sotto il 51%, il che equivale a dire che il controllo effettuato dai cittadini su un bene pubblico diventerà pari a zero. Il diritto all’acqua è inalienabile e tutti debbono equamente accedervi.
Il governo Berlusconi, con la legge n.133 del 6 agosto 2008, ha avviato la privatizzazione delle risorse idriche nazionali decidendo che “la loro gestione può essere affidata a soggetti privati”.
Entro il 31 dicembre 2010 tutti i servizi pubblici locali, compresi quelli idrici, diventeranno una “materia prima” quotata in borsa, come l’oro ed il petrolio. Come se non bastasse, il Governo, con la legge n. 126 del 24 luglio 2008, ha tagliato il Fondo per la ristrutturazione e l’ammodernamento della rete idrica nazionale che prevedeva lo stanziamento ai comuni di 30 milioni di euro per il 2008 e di 20 milioni per il 2009 e per il 2010. Gli enti locali non saranno più in grado di far funzionare i nostri rubinetti e saranno costretti a cederne la gestione. La scelta della privatizzazione è scellerata ed inconcludente, come dimostra il caso di Parigi. Dopo una lunga gestione privata, il sindaco della capitale francese ha deciso di rendere di nuovo pubblica la gestione delle risorse idriche poiché le aziende private avevano causato disservizi ed un aumento incontrollato dei prezzi. La stessa cosa è accaduta in Inghilterra. Ora il rischio è concreto anche in Italia.
Fonte:www.antoniodipietro.it
