giovedì 24 settembre 2009

IL FAMOSO SIGNOR TRE PERCENTO


PUBBLICO ALCUNI STRALCI DELLA LETTERA INVIATA DA BOB GELDOF AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI ATTRAVERSO IL QUOTIDIANO LA STAMPA.

Presidente Berlusconi, durante il nostro incontro a Palazzo Chigi nel luglio scorso Lei mi disse che si scusava per aver realizzato solo il 3 per cento degli aiuti che Lei stesso promise ai paesi africani nel 2005. Afferma di essere un uomo politico che mantiene sempre la parola data...........

......Presidente sono passati due mesi dal G8 dell'Aquila e stiamo ancora aspettando conferme sul Suo essere un uomo di parola. La Finanziaria 2010 è stata approvata da parte del governo da Lei presieduto e, purtroppo, non contiene nulla che vada nel senso delle promesse che Lei stesso ha formulato. Adesso il mondo si aspetta che nel corso del dibattito parlamentare Lei introduca quegli emendamenti necessari ed essenziali perchè Lei possa mantenere gli impegni che ha lodevolmente assunto in prima persona........
.......

.......Lei parlò anche di dignità umana e della responsabilità che si ha nei confronti di coloro meno fortunati di noi. Lei ha naturalmente ragione, signor Presidente proprio perchè la reale misura della statura individuale di ognuno di noi e dele nostre nazioni si vede nel come sosteniamo i più deboli. Abbiamo ammirato la Sua umiltà nel chiedere scusa per non aver mantenuto gli impegni. Lei ha promesso di non disattendere nuovamente la parola data. Restiamo in attesa, signor Presidente di verificare se la Sua credibilità potrà essere ristabilita o se invece resterà conosciuto a livello internazionale principalmente come l'uomo la cui parola vale solo una frazione di ciò che dice, il famoso "Signor 3 Percento" .

mercoledì 16 settembre 2009

MI SI CONCEDA IL BENEFICIO DEL DUBBIO


A sei mesi dal terremoto, in cui persero la vita 298 persone, il premier ha consegnato le prime 94 unità abitative ai terremotati abruzzesi.
Berlusconi, subito dopo quel tragico 6 aprile, aveva promesso una veloce ricostruzione e l’abbandono, nel più breve tempo possibile, delle tendopoli e degli accampamenti. (a tal proposito, secondo le previsioni, entro la fine dell’anno tutti i terremotati dovrebbero ritornare sotto un tetto, proprio o ex-novo).
In questi mesi, Berlusconi ha visitato più volte i luoghi del disastro, ha “imposto” ai grandi della terra la condivisione della sofferenza abruzzese (spostando il G8 dello scorso luglio dall’isola della Maddalena a L’Aquila), ha seguito personalmente i lavori di ricostruzione. Da ciò che ho potuto apprendere da giornali e tg nazionali, Berlusconi e il governo non hanno, come promesso fin dall’inizio, abbandonato i terremotati. Hanno cercato di affievolirne le angosce, di offrire loro conforto, di ricostruirne oltre che le abitazioni anche e soprattutto la speranza, la fiducia nel futuro. Faccio al Premier Berlusconi i complimenti per la promessa mantenuta ma mi si conceda, conoscendo il suo capillare controllo dell’informazione, il beneficio del dubbio di fronte a cotanta perfezione.

giovedì 10 settembre 2009

A CHE GIOCO SI STA GIOCANDO IN AFGHANISTAN?

È ormai certa, anche se manca l’ufficialità, la riconferma di Hamid Karzai a presidente dell’Afghanistan. Quante aspettative erano nate attorno alla consultazione elettorale dello scorso 20 agosto. Quante speranze sono invece andate deluse analizzando le modalità di svolgimento della stessa. I mass media occidentali ci hanno, in questi anni, costantemente propinato che la guerra contro i talebani veniva combattuta per instaurare la libertà e la democrazia in Afghanistan e per privare i terroristi di Al Qaeda di un importante appoggio finanziario e logistico. Un conflitto che bisogna vincere, come ormai sostenuto da gran parte degli addetti ai lavori, perché chiave di volta della più ampia guerra al terrorismo, iniziata dagli Stati Uniti dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Alle ultime elezioni è stata data una valenza democratica inestimabile, invitando ripetutamente la popolazione afghana a sfidare le minacce talebane e recarsi a votare. A tre settimane circa dal voto si parla sempre più insistentemente di brogli. Addirittura di falsi seggi, creati appositamente da Karzai, nei quali si sarebbero illegittimamente espresse preferenze in suo favore. Voti che, una volta giunti a Kabul, sarebbero state regolarmente conteggiati. A questo punto una domanda sorge spontanea: a che gioco si sta giocando in Afghanistan? Se si combatte per la democrazia, se si invita la popolazione ad andare a votare per la democrazia, rischiando le rappresaglie talebane, se si è sottolineato il carattere libero (a questo punto fortemente disatteso) di tali elezioni, se si sono considerate le stesse come inizio di un processo di costruzione di una compiuta democrazia in Afghanistan, perché sono stati creati finti seggi di raccolta voti (si parla addirittura di 350.000 mila preferenze)? E, soprattutto, quale legittimità può avere un Presidente non eletto in modo libero e trasparente? Quanto può essere politicamente credibile nella lotta al terrorismo fondamentalista e ai talebani? Se la democrazia nasce già priva della sua essenza come si può efficacemente contrastare l’avanzata dei mullah verso Kabul?