Aveva promesso durante la campagna elettorale dello scorso anno di cambiare gli Stati Uniti d’America, messi in ginocchio dalla disastrosa amministrazione repubblicana degli anni precedenti. Fin dalla sua discesa in campo Barack Obama si è fatto promotore di una politica avente come obiettivo principale la riunificazione della società americana, lacerata da scellerate ed inique politiche fiscali, dalla guerra al terrorismo fondamentalista, da un approccio tendenzialmente ideologico nella trattazione di spinose questioni ( cellule staminali, aborto, conflitti in Afghanistan ed Iraq). I valori comuni hanno rappresentato e rappresentano la piattaforma della politica di Obama. Il dialogo è la via maestra sia in politica interna che estera. Le relazioni internazionali non sono più sottoposte ad un giudizio morale, ad una misera e facile divisione del bene dal male e la politica interna è incentrata su progetti ambiziosi, sul tentativo di realizzare riforme considerate “necessarie e non più procrastinabili”, anche a costo di rompere equilibri politico-economici decennali. Ecco il coraggio, l’andare oltre l’ostacolo. Rendersi finalmente conto di ciò che non funziona o di ciò che è totalmente mancante per migliorarlo e renderlo più efficiente o per tentare, addirittura, di costruirlo. La riforma sanitaria è stata una delle promesse di Obama in campagna elettorale, oltre che il “cruccio” politico di tante amministrazioni democratiche del passato. Ha ritenuto che l’assenza di copertura finanziaria delle cure mediche per 47 milioni di americani fosse un problema non più trascurabile, un bisogno impellente che una democrazia avanzata come quella americana non poteva più sottrarsi dall’affrontare, che la politica doveva tornare ad occuparsi concretamente dei problemi dei cittadini. E ha cercato, in tal senso, di ottenere un consenso bipartisan più ampio possibile. Un dialogo che, nonostante la dura contrapposizione delle lobbies assicurative, comincia a dare i suoi frutti con i primi via libera del Congresso a un progetto che estenderà la copertura assicurativa a 34 milioni di americani. Ma ciò che mi preme sottolineare è la sensibilità che caratterizza la attuale classe dirigente americana nell’individuare le vere esigenze del paese, il fatto che Obama sia consapevole della necessità di agire, adottando anche provvedimenti coraggiosi che possano, almeno parzialmente, soddisfarle. Anche l’Italia ha un bisogno impellente di riforme economico-sociali. Ma le uniche riforme (o mascherate come tali) di cui si sente parlare sono quelle della giustizia. Mentre il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali, due dei settori bisognosi di concreti ripensamenti, vengono volontariamente lasciati ai margini di qualsiasi confronto o dibattito.

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