venerdì 29 gennaio 2010

AVANTI CON LE RIFORME

"L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi e nei limiti previsti dalla Costituzione".

Su un'incauta proposta di modifica dell'articolo 1 della nostra Costituzione, da parte del Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta, i buoni propositi di dialogo, manifestati dalle forze politiche per il 2010, hanno registrato una battuta d'arresto. Inevitabilmente. Brunetta avanzando l'ipotesi di riforma anche della prima parte della costituzione, ha affermato, nello specifico, che l'articolo 1, così impostato, non "significa nulla". Dire che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro non significherebbe assolutamente nulla. Un'esternazione, a mio parere, poco felice che potrebbe ironicamente motivarsi con la ferma volontà del governo di far passare come inadeguato e "retrò" tutto ciò che si richiami (anche lontanamente) all'ideologia comunista. Ipotesi, peraltro, avvalorata da un fazioso articolo apparso stamane su Il Giornale di Vittorio Feltri. Oppure si potrebbe retoricamente affermare che essendoci poco lavoro, sopratutto nel mezzogiorno, l'articolo 1 della costituzione rappresenti una presa per i fondelli nei confronti degli italiani e che, pertanto, sia arrivato il momento, in uno slancio di sincerità verso i cittadini, di sostituire la parola lavoro o  cambiare interamente l'articolo 1.
Qualunque sia la motivazione si aprirebbe però un'altra questione: come si intenderebbe sostituire la parola lavoro? Con "evasione fiscale"? Con "lobbies"? Con "caste"? Con "mercato" ? Oppure con "complicità" unica ragione, secondo il grande Montanelli, che teneva e tiene uniti gli italiani?

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